Cenni storici - Comune di Sant'Agata sul Santerno

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Cenni storici

LA STORIA E IL TERRITORIO
 
Le più remote notizie di S.Agata risalgono alla metà dell’ottavo secolo dopo Cristo. "S.Agatha" è citata in vari documenti fra le sette Pievi del "magnum forestum" sparse nel basso territorio che si estendeva a nord di Faenza fino al limite degli acquitrini e che costituivano forse la donazione del longobardo Liutprando al Vescovo di Faenza. Nei primi secoli dopo il Mille la Pieve di S.Agata fece parte ora della Diocesi di Faenza, ora di quella di Imola. Dal censimento delle città di Romagna redatto nel 1371 dal Cardinale Anglie de Grimoard, la villa di S.Agata risultava abitata da 44 focolari (unità familiari) pari a circa 220 persone. Oltre la Pieve, S.Agata possedeva un castello edificato nei primi secoli dopo il Mille; resta l’antica porta d’accesso come "Torre dell’orologio" e una precisa traccia nello stemma comunale. Il Castello fu posseduto dai Faentini, poi dai Monaci Benedettini di S.Maria in Cosmedin di Ravenna fino al 1377, poi dalla chiesa romana.

In posizione strategicamente rilevante divenne oggetto di contesa fra i vari Signori della Romagna. Nel 1444 divenne di proprietà dei Duchi d’Este (Ferrara) fino al 1501, anno in cui tornò di proprietà della chiesa. Dopo il 1859 S.Agata fu unita alla Provincia di Ravenna e nel 1863 con Decreto Regio, assunse l’attuale denominazione: S.Agata sul Santerno. Prima era S.Agata Ferrarese. Rastrellamenti frequenti e feroci bombardamenti a tappeto diedero a S.Agata sul Santerno un primato di dolore e di distruzione uguagliata da pochi altri paesi della nostra tormentata Romagna durante l’ultimo conflitto mondiale (1940-1945). Negli ultimi 5 mesi di guerra il paese fu giornalmente bersagliato da granate. Finalmente nella mattinata del 12 Aprile 1945 la liberazione: gli alleati della "testa di ponte" della località denominata "Fiume vecchio" entrarono e liberarono il territorio santagatese dall’occupazione tedesca.

Il territorio del Comune di S.Agata sul Santerno è completamente tracciato in modo perfetto dal reticolato romano: la regolarità quasi perfetta della rete viaria si estende a scacchiera; le varie strade si incontrano ad angolo retto e distano l’una dall’altra poco più di 700 metri. Dove l’antica strada manchi, quasi sicuramente c’è almeno un fossato o un confine di proprietà ad indicare in qualche modo l’antica centuriazione della colonizzazione romana.

Il confine naturale del territorio santagatese ad ovest è lo scolo "Canalazzo", residuo del vecchio letto del fiume Santerno, che ancora nell’alto medio evo andava a sfociare nelle basse paludose fra S.Agata e Conselice. Solo nel secolo XVIII il corso del fiume Santerno (latinamente "Vatrenus" o "Vaternus" nome di chiara derivazione etrusca) venne definitivamente rettificato ed acquistò l’aspetto definitivo che ora vediamo. Poi negli ultimi anni del secolo scorso, per sicurezza, furono eliminate le anse, che ora a monte della S.Vitale costituiscono il cosiddetto "fiume vecchio". Si tratta di una serie di meandri sui quali corrono ancora i confini amministrativi ed ecclesiastici; sono di grande interesse scientifico: qui, infatti, è possibile studiare dal vero i terrazzi fluviali ed ammirare piante e fiori ormai rari.

 

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