Andiamo a comandare - Comune di Sant'Agata sul Santerno

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Andiamo a comandare

 

                                 
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Prima di affrontare nel dettaglio gli argomenti dei quattro libri che costituiscono gli Statuti oggetto di questo blog, credo sia opportuno soffermarsi un momento per comprendere meglio il contesto storico che ne ha favorito la concessione e, in seguito, la riconferma da parte dei vari successori della casata Estense*. S.Agata, come ricorderete, il 23 settembre 1440 venne venduta da Papa Eugenio IV agli Estensi - nella persona di Niccolò III D’Este -, per la cifra di undicimila ducati d’oro. Sotto l’egida di Ferrara, i cittadini di S.Agata si sentirono protetti e al sicuro, se si escludono episodi di carattere internazionale come la ‘discesa ’ in Italia di Carlo VIII e le scorrerie del Valentino alla volta di Imola. L'emanazione degli Statuti, pertanto, si inserisce in un contesto di relativa tranquillità sia fuori che dentro i confini del paese. Veniamo ora al contenuto del Libro Primo , nel quale vengono definiti in dettaglio i termini di governo della città.

 

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f.II recto, De la electione del Consio generale et de la electione de li Consiliarii  

 

A capo della comunità vi era il “Messer lo Vicario ”, nominato direttamente dal Duca di Ferrara, il quale doveva amministrare “rasone et justitia cum drita bilanzia ”.Una volta insediato, il Vicario si trovava a svolgere compiti sia di ordine pubblico - come bandire dal territorio ladri, malfattori e assassini, (“cadauno ladro, assasino, homicidiale, et criminoso ”) sia di ordine amministrativo, verificando e controllando (“sindicare ”) l’operato del suo predecessore.Non si fa alcun cenno nel testo, a quale fosse la durata dell’incarico e al compenso percepito per espletare questa funzione. In base ai nominativi che ci sono pervenuti, notiamo come, nella maggioranza dei casi a ricoprire la carica di Vicario furono principalmente notai o uomini di legge di provenienza Ferrarese.L’organo principale di governo, oggi come allora, era il Consiglio Comunale , composto da sedici consiglieri di sesso maschile che avessero compiuto 25 anni e che fossero originari del luogo: “Sedexe terreni non minori de Anni vintecinque de bona condictione et fama e de descriptione et de separate Famiglie et Casate ”. Data e orario delle assemblee venivano comunicate ai consiglieri dal banditore (“Pizaro ”). Poco prima dell’inizio di ogni incontro “omne Loro occurrente che fia bisogno ”, si faceva suonare la campana “della rasone ”, che si trovava sulla Torre Civica della porta d’ingresso al Castello, usanza che si è protratta fino agli anni ‘50.Non erano ammesse assenze, pena pesanti sanzioni: “Cadauno che non virà a dicto Consio et non sia impedito per malatia on altra justa e legitmina casore [sic] possa essere condemnato in soldi cinquanta ”.Due volte all’anno (“in Kalende de Zanaro et in Kalende de Luglio ”) un “putino puro senza fraude ” sorteggiava da un bussolotto (“buselo ”) i nominativi dei quattro consiglieri che avrebbero costituito una Giunta ante litteram .  Nel corso di un biennio, in questo modo, tutti i consiglieri si sarebbero avvicendati nel governo della città.Al primo sorteggiato dei quattro consiglieri spettava l’ambito compito di Massaro  della comunità, mentre gli altri tre - detti procuratori della Comunità - avrebbero esercitato numerose funzioni di controllo. “Cura de le acque et scorsuri, et essere soprastanti alli cavamenti delle cose del Comune, ed ad epsi aspecti la cura del ponereli confini intra le terre et cose de le particulare persone ch’avessano sopra ziò lite o controversia  […]. Comandare li manezi, opere, et carezi necessari per le cose che bisognano ”. Il Massaro aveva diritto ad una retribuzione ed era esentato dal pagare le tasse per il periodo in carica:  “Deba havere per suo salario per dicti sei mesi libre sei moneta de le entrate del Comune, et sia exempto da tutte le graveze personali durante lo officio suo ”.* Alfonso I riconfermò gli Statuti concessi dal padre il 4 gennaio 1506;  Ercole II d'Este li riconfermò - assieme a quelli di Lugo, il 10 gennaio 1535;  Papa Clemente VIII, a sua volta, li riconfermò il 2 gennaio 1599.

Bibliografia
Armanda Capucci, Statuto della terra di Sant’Agata. Libri IV - 1487,  Lugo, Valberti Edizioni, 2001
 

 

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